Omelia dell’Arcivescovo Delpini, alle esequie del nostro caro don Costantino

Funerale don Costantino Prina
Osnago – 9 ottobre 2021

Missione incompiuta

Il prete vive di una vocazione. Il suo modo di vivere, le sue scelte, le sue parole, i suoi umori, sono in risposta al Signore che chiama. Il prete accoglie la parola di Gesù e non ha altro scopo nella vita che praticarla. Il prete deve fare tante cose, ha tanti impegni e tante responsabilità, ma, in sostanza, deve fare una cosa sola: obbedire al Signore. Il prete non ha un suo criterio per valutare quello che fa, per valutare quanto ha combinato nel suo ministero. Il prete non dipende dai giudizi degli altri. Il criterio per giudicare il suo ministero è solo quello misterioso, insondabile del Signore al quale ha creduto, al quale ha consegnato la sua vita. “Sono un bravo prete? Sono un prete mediocre?” si chiede talora il prete. Ma sa anche la risposta: “E chi lo sa? Il criterio per valutare non può che essere il giudizio di Dio. Lui mi ha chiamato, Lui mi ha affidato una missione, Lui può giudicare. Gli altri possono trovarmi simpatico o antipatico, carismatico o istituzionale, santo o mediocre, brillante o noioso. Ma il giudizio che conta è solo quello di Colui che mi ha preso a servizio e mi ha affidato una missione”. Ecco che cos’è un prete: un uomo che risponde alla chiamata del Signore.

Il Signore manda i suoi discepoli a preparare la Pasqua: Andate a preparare per noi la Pasqua.
Il prete in sostanza deve fare una cosa sola: preparare la Pasqua, cioè servire la gente perché “faccia Pasqua”, cioè entri nel mistero della morte di Gesù per partecipare alla sua risurrezione. Certo che il prete si deve curare dell’oratorio, dei giovani, degli anziani, dei sani, dei malati, delle mura e delle finanze di una comunità, ma tutto è per preparare la Pasqua, per creare le condizioni perché la gente faccia Pasqua. Perciò nell’espressione popolare, per dire che un giovane è diventato prete, si dice: “Ha detto Messa”. E per questo anche si strugge un prete: offre il mistero della Pasqua di Gesù, la grazia della salvezza, ma a molta gente sembra che il dono della vita di Dio non interessi, non serva, che si possa vivere bene anche senza. Ecco che cos’è un prete: un uomo che prepara la Pasqua e vede troppi posti vuoti intorno alla mensa del Signore.

Il Signore risorto manda lo Spirito perché i suoi discepoli compiano con Lui la sua stessa missione: Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi … ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi. Il prete, in sostanza deve fare una cosa sola: essere a servizio del perdono dei peccati, della riconciliazione dei peccatori, perché si sentano liberati dal male. Perciò talora gli capita di sentirsi inutile, inadeguato, incapace: io sono qui, io qui sono stato mandato, ma c’è qualcuno che ha bisogno di me? Mi è stato dato il potere di rimettere i peccati, ma sembra che non ci siano peccatori, che niente sia peccato, che gli uomini del mio tempo non riconoscano che la radice della loro infelicità è la lontananza da Dio e percorrere una via che non è quella di Gesù. Il prete talora vive quindi l’impressione di aver fallito la missione che gli è stata affidata. Constata che il perdono e la speranza che offre non siano desiderati da molta gente, da molti ragazzi, adolescenti, giovani.

Quando il prete attraversa i giorni in cui si sente inutile e che la sua missione sia incompiuta e fallita, che cosa fa? Come si consola? Il prete è discepolo di Gesù e sempre tiene fisso lo sguardo su Gesù e perciò contempla il compimento della missione di Gesù: guarda al Crocifisso.
Ecco come ha compiuto la missione Gesù: ha fatto il bene, ha curato i malati, ha accarezzato i bambini, i lebbrosi, ha dato da mangiare agli affamati e ha ricevuto insulti e percosse. Dunque questa è la strada: fare del bene a tutti, sempre.
Ecco come Gesù ha compiuto la sua missione amando fino alla fine, facendo anche della sua vita un dono d’amore, morendo in croce, facendo anche della sua morte un dono d’amore. Questa dunque e la mia strada: morire, facendo anche della mia morte un dono d’amore.
Di don Costantino ciascuno di noi ha molte cose da dire, ha un ricordo da condividere, ha un motivo di gratitudine, può dire di un legame di affetto, può segnalare un aspetto che merita la nostra ammirazione, può anche ricordare i suoi momenti di tristezza e le sue confidenze sulla missione incompiuta. Ma forse si può dire semplicemente così: è stato un prete.
Ha risposto alla sua vocazione, ha preparato la Pasqua, ha offerto il perdono dei peccati, ha fatto della sua vita e della sua morte un dono d’amore: è stato un prete.
Ecco il messaggio che ci rivolge, portando a compimento la sua missione: accogliete il perdono di Dio, fate Pasqua, portate a compimento la vostra vocazione: il messaggio di un prete.